Gheorghe Iancu - Creare con il Mito Dentro
Gheorghe Iancu uomo e danzatore: dall’uomo e dalla sua passione nasce il danzatore è l’embrione che si sta formando.

Formazione classica pura, stile sin da giovane magnifico, portamento impeccabile, rifulge di una luce propria: un vento dalla Romania lo porta in Italia.

Lascia Bucharest un tempo chiamata “piccola Parigi” dove fa in tempo comunque a vivere anni stimolanti e vivaci, alla fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70. Alla fine degli anni ’70 è chiamato da Liliana Cosi e Marinel Stefanescu a Reggio Emilia, dove lo vediamo danzare con due brevi apparizioni Nel ruolo di “Tebaldo” in Romeo e Giulietta e nella parte del “Torero” in Don Quixotte; ci si rende subito conto che, nonostante la sua singolare bellezza di stampo latino, la sua forza ed il suo acrobatismo virtuosistico, Iancu avrebbe cercato altro.

Il suo successo è la somma di molte occasioni: diciottenne danza già con Magdalena Popa e Ileana Iliescu due grandi stelle romene, e man mano in Italia solidifica l’unione artistica con Carla Fracci.
Danzare con Carla Fracci, per scelta personale, per Gheorghe significa danzare con un mito, e questo gli consente di farsi conoscere da un pubblico vastissimo, di crearsi il Suo personaggio, le sue piazze ed i suoi fans.
Da precisare però che se non fosse stato un bravo danzatore tutto ciò non sarebbe successo.

Per Gheorghe i primi tempi, arrivato dalla Romania ed abituato a tournées organizzate a puntino come quelle fatte con l’Opera di Bucharest, la gavetta è molto tumultuosa: ogni sera una piazza diversa, teatri cosi così, spettacoli belli e brutti però come si dice, “si fa le ossa” ed il pubblico impara a conoscerlo.

L’uomo Iancu cresce, nel 1990 fonda e dirige la “Compagnia Fabula Saltica”, genera alcune coreografie sue, principalmente, però, crea nel 1995 Riccardo III.

Iancu, divenuto oltre che un eccellente e versatile danzatore, un coreografo di tutto rispetto, è stato il primo ad avere avuto l’idea di fare un balletto dedicato al più feroce dei personaggi di Shakespeare, con l’anima nera e le mani rosse di sangue delle sue vittime. E’ Iancu coreografo, ma anche, come accade spesso nel teatro di danza, regista dello spettacolo, ad aver messo in moto la complessa macchina della creazione e ad averne coordinato e regolato l’andamento.
Esce da lui l’irrefrenabile istinto di cercare le vie più difficili e impopolari dell’espressione, delle emozioni sottili, segrete, rarefatte.
È chiaro che accanto al “filone” della danza maschile forte ed intensa (si ricordi il suo splendido assolo “Mazzafionda” che evoca ombre di antichi cavalieri medievali, tanto aitanti quanto fatali, destinati a dare o a subire una morte violenta) egli cerca anche emozioni, ora argute ora arcane, in cui trascendere le connotazioni consuete di bel danzatore mascolino aitante e seducente.

Gheorghe vuole dare a Riccardo III, l’idea di una deformità soprattutto interiore, come lui stesso dirà in un’intervista prima della messa in scena di Riccardo, a tal fine crea un serie di “tic” di piccoli gesti in qualche modo inquietanti. Spiega Iancu, inoltre, che gli piacerebbe che lo spettatore pensasse alla sete di potere di Riccardo come ad una metafora del suo gran bisogno di amore: il bisogno di essere amato e considerato; la logica di Iancu ci fa capire che ognuno di noi decide di essere o non essere bello o brutto e forse per placare la tragica convinzione di essere brutto Riccardo III decise di dover conquistar il mondo.

Riccardo III riconosciuto col premio Danza & Danza assurge ad essere uno dei nuovi capolavori.

Molteplici diventano le coreografie di Gheorghe; egli avvantaggia, con l’avanzare del tempo, la carriera di coreografo a quella del danzatore, pur non disdegnando apparizioni in teatri in qualità di tersicoreo (non tralasciamo "Synthesis" un elaborato balletto su Oskar Schlemmer ed il Bauhaus con sbalorditivi costumi di Sonia Biacchi coloratissimi e di grande effetto danzato su musiche di Bach Garbarek e Haynd).

Nel 2002 crea un altro lavoro molto particolare: "Donne" inserendosi cosi a pieni titoli nell’illustre schiera dei coreautori, la creazione è commissionata dal Maggio Musicale Fiorentino.

Il nuovo incontro di Gheorghe Iancu come coreografo con Anton Pavlovič Čechov è romantico, come poteva essere con Anna Karenina oppure Emma Bovary: più esplicitamente significa che alla fine prevale la tragedia.
Per sostenere questa vicenda trasportata in balletto, Iancu usa un ventaglio di musiche di Dmitrij Šostakovič unendo alla Sinfonia per archi ed a un tempo del Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra, pagine definibili “beffarde” come il Valzer scritto per il cinema; accanto Cori ortodossi di Rachmaninov, il tango di Stravinskij e una pagina di Hindemith.
Lo spettacolo Donne ci parla della brutalità degli uomini, della violenza sulle donne, delle superstizioni e delle rivolte sotterranee che aggiungono delitto a delitto. Siamo più vicini a Tolstoj ed alle cronache dei poveri amanti.

Anche questo balletto per la Sua originalità e per le sue caratteristiche vincerà il premio Danza e Danza.

Nel frattempo però Iancu genera anche Nijinski reminescenze di un pazzo dove oltre alle coreografie n’è interprete e attore, Peter Pan, Storia di una gabbianella, Il Piccolo Principe ed altri lavori.

La Sua personalità intensa, lo porta ad evolversi in una danza che nasce dal dentro, diventa un coreografo viscerale, dona il suo corpo e l’anima alla versatilità riconoscibile in un’espressione che da immediatezza al contatto visivo: questa nuova evoluzione che mai si scinde dalle altre fa di lui un uomo completamente dedito al suo straordinario lavoro.

Con il grande regista e scenografo maestro Pier Luigi Pizzi apre una grande collaborazione che genererà coreografie ad alto livello come Il combattimento di Tancredi e Clorinda, Dom Sébastien, Aida per Verona Macbeth sempre per Verona, Le domino Noir, I Pescatori di perle Thaïs, Les Mamelles de Tirésias, Le bel Indifférent Aida, Turandot ,Macbeth Neues Vom Tage ad Ancona Teatro delle Muse che verrà riportato a Macerata nell’ambito del SOF 2008Death in Venice in ripresa al Teatro alla Fenice Venezia. La vedova allegra per il Teatro alla Scala.

Nel Maestro Alfredo Sabbatini genio dell’immagine fotografica e luminescente artista di un finto immaginario che si trasforma, grazie ai suoi scatti, in arte pura, Gheorghe trova e solidifica un connubio magistrale che lo porterà ad essere presente anche nel multimediale oltre che nel teatro. Di grande impatto sono The Light Body Paint e Natural Born Dancer per non parlare di Petrolio, videoclip danzati dallo stesso Iancu.

Tra i grandi classici, per il ritorno al Teatro che lo ha “generato” Gheorghe con grande maestria ha scelto il Lago dei Cigni rifacendone il libretto e la regia e rivisitando la coreografia di Petipa - Ivanov, le magiche mani di Luisa Spinatelli hanno creato una scenografia ed una costumistica allo stesso tempo regali e fruibili.

Di Gheorghe Iancu si continuerebbe a parlare ma è questa soltanto una prefazione.

Allora immaginiamo un guanto virtuale che delinei il Corpo e l’Anima di Gheorghe con lo spettatore assorto che cerca di capirne i significati.

Ma il significato è uno solo: l’intelligenza dell’uomo Iancu magnifico danzatore, illuminato coreografo ma sopra ad ogni cosa un uomo senza timore di farsi scoprire con idee chiare, sensibilità senso della disciplina e grandissima serietà.

Sabrina Maria Arpini